|
"Essere per amare" è il titolo di un corso promosso da Don Gianni e tenuto dalla
psicoterapeuta Santina Carulli. "Il corso si pone come obiettivo quello di
aiutare i giovani a crescere nella conoscenza di sé in vista di una
comunicazione ricca e positiva verso gli altri", così cita il volantino
propagandistico distribuito dal Ghiglione. "Essere per amare": io l'ho inteso
come essere sé stessi per amare sé e gli altri. Mica male come idea, no? Il
mio intento in questo articolo e' di sintetizzare i punti chiave del corso che
mi sono piaciuti di più e che, come sono stati utili a me, potrebbero esserlo
anche ad alcuni dei lettori di questo giornalino. Non mi soffermerò sui
contenuti più "scientifico-letterari" come le istanze GAB, la transazione
complementare, etc. (per i quali non basterebbe un intero numero di questo
mensile), ma mi limiterò ad un discorso generale sul senso del corso, che può
comunque essere un utile stimolo di riflessione per capire che, molto più spesso
di quanto si creda, la nostra vita può essere migliorata grazie a noi, perché le
sofferenze in molti casi sono più legate al nostro modo di vivere che alle
circostanze della vita stessa. Proprio su questi presupposti la dottoressa
Carulli ha esordito affermando che "molta della sofferenza provata e' inutile".
Sì, tante volte si soffre "semplicemente" perché si ha difficoltà ad incontrare
sé stessi'. "Rientrare dentro di sè significa stare bene anche se tutto di noi
non è bello". Questo concetto è tanto semplice quanto importante per vivere
bene. E dove sta il problema? Sta nel fatto che spesso noi non ci conosciamo
abbastanza per essere sereni come potremmo. Non vi e' mai capitato di sentirvi
un po' tristi, infelici e non avere ben chiaro per che cosa? Allora che si fa?
Si interviene come meglio si crede, ma questo senso di scontentezza non se ne
va! Faccio un esempio (molto calzante per gli universitari). Dovrei studiare ma non ne
ho voglia. Cosa. faccio? Beh, vado a fare shopping! Che bello! i negozi, le
luci, la gente, l'aria fresca. Si' però ho ancora quel senso di
insoddisfazione, di scontentezza! Sarà mica che per stare veramente bene avrei
dovuto vincere la pigrizia e magari mettermi a studiare con un po' più di
impegno, anziché scervellarmi a trovare mille altre "occupazioni"? Questo è un
esempio di: "Ho un problema. Come lo risolvo? Non ci penso, così il problema
se ne va'!". Sembra un ragionamento imbecille, ma quante volte l'abbiamo fatto
nella vita? Un utile consiglio datoci dalla Dott. Carulli è quello di
interrogarsi: "Sto male? Ma cos'è che mi fa stare così male? Ma è proprio
questo il motivo o c'è qualcosa di più, qualche altra paura?". Certo, tentare
di studiarsi un po' in profondità non è un lavoro semplice, ma se ce lo si pone
come obiettivo, sai quante soddisfazioni!! Questo esercizio può aiutarci a
conoscerci, a capire qualcosa in più sui nostri meccanismi di comportamento, di
risposta alla realtà, e perché no, anche ad inquadrare meglio i nostri punti di
forza e di debolezza (senza l'identificazione dei quali è difficile raggiungere
la sicurezza in sé stessi e un buon livello di autostima). L'importante è non
scoraggiarsi durante questo percorso di conoscenza, di vincere la paura di
trovare quel "non è tutto bello in noi" e per non scoraggiarsi esistono alcuni
trucchetti.  Qui di seguito ve ne illustrerò alcuni
suggeriti dalla Dott. Carulli, altri dalla mia esperienza.
- Pensare in modo "serio" che tutti
hanno dei difetti e che tu in quanto essere umano sei condannato ad averne come
gli altri. Se fossi un extraterrestre, sarebbe un altro discorso!
- Che tu li guardi o no, i difetti
rimangono. Quindi tanto vale conoscerli e gestirli al meglio. Nella tua
"ricerca" te ne troverai di fronte ad alcuni di cui non potrai sbarazzarti e
altri che potrai correggere. Accetta la situazione. Allora rimboccati le
maniche per migliorare il migliorabile (Es: se sei timido, impara qualche
piccolo accorgimento dagli amici, dalla vita, dai libri, etc.. Io ho letto che
per vincere la timidezza a volte basta concentrare l'attenzione sull'altro
invece che su di te e cercare di mettere a proprio agio gli altri invece di
pretendere il contrario). Per quanto riguarda l'immodificabile, accettalo con
pazienza e se riesci con ironia (Es: ho il naso lungo: in una corsa taglierò
prima il traguardo!).
- Cambiare si può! "A volte ci
consideriamo una struttura apparentemente fissa, ma bastano nuove informazioni
che questa struttura si modifica." (parole della Dott.
Carulli).
Per esempio, non avete mai sentito
qualcuno dire: "Quella frase che ho sentito mi è entrata dentro e mi ha cambiato
la vita!" (se aveste frequentato il corso di formazione cristiana avreste potuto
vivere questa esperienza ben più di una volta!!!!). Sia chiaro, conoscersi,
ripeto, è tutt'altro che facile. Possono intervenire la paura, la svogliatezza,
il timore di non essere capaci a cambiare, di non riuscire a leggere la realtà,
i problemi, le difficoltà, nonostante gli sforzi. Beh, ricordiamoci sempre che
non siamo soli! Se abbiamo delle difficoltà rivolgiamoci agli amici, ai preti,
ai libri sull'argomento, ai corsi (!!!) e, se il problema non è ancora risolto,
anche agli psicologi: non c'è da vergognarsi, anzi è lodevole aver voglia di
migliorare e farsi aiutare per questo. E se poi credi in Dio, affidati e non ne
sarai deluso! Tutta questa fatica per che cosa? Per imparare meglio a volerti
bene, per essere felice con te e con gli altri, per "guadagnare" te stesso e la
vita.
Pensi che ne possa valere la
pena?
Con affetto,
Simona Moretti (corso del
1999-2000)
|